20 gennaio 2019: Melting Pop // Vie di libertà e di lotta

L’arco alpino ha da sempre costituito un punto di passaggio per giungere nel cuore del continente europeo. Ieri gli #antifascisti che tentavano di fuggire clandestinamente dalla repressione dell’Italia fascista, oggi i #migranti che si lasciano alle spalle la difficoltà di una vita vissuta in luoghi controversi.
Ma cos’è un #confine? Perché attraversare le Alpi è un fenomeno storico? Cosa accadeva e cosa accade oggi a chi tenta di varcarlo? Quali sono le motivazioni che spingono le persone a farlo? Perché vi è una criminalizzazione intorno all’idea di confine?

Ne discutiamo con:
– Saverio Werther Pechar, coordinatore della sezione di Roma dell’AICVAS (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna), il quale ha realizzato una serie di mappe digitali che illustrano graficamente le vie dell’emigrazione clandestina attraverso la frontiera italiana e in direzione della Jugoslavia, dell’Austria, della Svizzera e della Francia
-Silvio Marconi Anni Appio Latino
– Cecilia Mirafiori, ricercatrice torinese presso l’Università di Amsterdam, studiosa dei conflitti relativi alle migrazioni lungo l’arco alpino.

Programma (in aggiornamento):
Ore 17.30 “ Roma Salvacibo presenta #ReFoodGees!” Degustazione di dolci, tè e tisane con Roma Salva Cibo, un progetto di solidarietà, inclusione e lotta allo spreco alimentare

Ore 18.00 “Vie di libertà e di lotta. Tra Resistenza e nuove migrazioni”. Dibattito con Saverio Werther Pechar e Cecilia Mirafiori, con proiezione della mappe che illustrano le vie d’espatrio clandestino dall’Italia durante gli anni della dittatura fascista.

Ore 20.00 Cena meticcia con piatti siriani (Hummustown) ed asiatici.

A seguire: proiezione di materiali e servizi d’inchiesta sulle rotte migratorie delle Alpi

MELTING POP
#MeltingPop è la domenica meticcia che riparte dal cibo e dai territori. Una domenica aperta a tutte e tutti, per scambiare abitudini e tradizioni, scoprire e riscoprire sapori e culture popolari. Una domenica per dare spazio a percorsi di auto-determinazione di migranti e rifugiati che hanno messo in campo progetti partecipativi ed inclusivi, per raccontarne i percorsi ed avviarne di nuovi, condividere metodi e mettere in condivisione pratiche e competenze.

18 novembre 2018: Melting Pop // Rotte migratorie. Frontiere, confini, solidarietà

18 novembre 2018: Melting Pop // Rotte migratorie. Frontiere, confini, solidarietà

Melting Pop è la domenica meticcia che riparte dal cibo e dai territori. Una domenica aperta a tutte e tutti, per scambiare abitudini e tradizioni, scoprire e riscoprire sapori e culture popolari. Una domenica per dare spazio a percorsi di auto-determinazione di migranti e rifugiati che hanno messo in campo progetti partecipativi ed inclusivi, per raccontarne i percorsi ed avviarne di nuovi, condividere metodi e mettere in condivisione pratiche e competenze.

Programma:

Ore 18:00 Presentazione del progetto Mediterranea Saving Humans e di “Esodi”, la mappa delle rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso l’Europa, realizzata da MEDU – Medici per i Diritti Umani

Ore 20:00 Cena meticcia con piatti asiatici (Cina e Filippine) e dell’Africa occidentale (a cura del Baobab Street Food / Catering Ristorante)

Ore 21:30 Proiezione di Iuventa Il Film, di Michele Cinque

MEDITERRANEA – #SavingHumans

Una nave italiana, “Mediterranea”, è partita dalle nostre coste per raggiungere il Mare Mediterraneo e svolgere un’attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che vede costantemente donne, uomini e bambini affrontare enormi pericoli nell’assenza di soccorsi, nel silenzio e nella complice indifferenza dei governi italiano ed europei.
Mediterranea è una piattaforma di realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale dopo che le ONG, criminalizzate dalla retorica politica senza che mai nessuna inchiesta abbia portato a una sentenza di condanna, sono in gran parte state costrette ad abbandonarlo.
Mediterranea ha molte similitudini con le ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, a partire dall’essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ciò che accade in quelle acque, e che oggi nessuno è più messo nelle condizioni di svolgere.
Al tempo stesso, Mediterranea è qualcosa di diverso: una “azione non governativa” portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti.

IUVENTA

Il film documentario Iuventa racconta gli eventi di un anno cruciale della vita di un gruppo di giovani europei, tutti con differenti ruoli impegnati nel progetto umanitario della ONG Jugend Rettet: dal primo viaggio della nave Iuventa nel Mediterraneo fino alle pesanti accuse che oltre un anno dopo hanno portato al sequestro preventivo della nave nell’ambito di un’indagine sull’immigrazione clandestina.
L’obiettivo della ONG dalla sua formazione è sempre stato quello di dimostrare che un programma di salvataggio nel Mediterraneo è non solo necessario ma è anche un dovere morale dell’Europa: i giovani di Jugend Rettet non hanno mai pensato di rappresentare niente di più che una soluzione temporanea al vuoto lasciato dall’Europa all’indomani della chiusura di Mare Nostrum.

ESODI – La mappa

ESODI è una mappa web interattiva realizzata sulla base delle testimonianze di oltre 2.600 migranti dell’Africa Subsahariana raccolte in quasi quattro anni (2014-2017) dagli operatori e i volontari di Medici per i Diritti Umani (Medu). Essi sono parte delle 900mila persone – uomini, donne, bambini – sbarcate sulle coste italiane negli ultimi 16 anni, delle quali quasi la metà negli ultimi tre anni.Essi appartengono ai sopravissuti all’attraversamento del Mediterraneo centrale, che ha visto dal 2002 almeno ventimila vittime tra morti e dispersi, e all’attraversamento del Sahara e alle detenzioni e ai sequestri lunga le rotte terrestri, il cui numero di vittime è per certo tragicamente alto anche se ignoto a tutti nella sua esatta entità. ESODI racconta nel modo più semplice e dettagliato possibile i motivi della fuga e le rotte affrontate dai migranti dall’Africa sub-sahariana all’Italia, le difficoltà, le violenze, le tragedie e le speranze attraverso le voci e le informazioni dei protagonisti.

BAOBAB STREET FOOD

Il Baobab Street Food / Catering Ristorante è una piccola cooperativa gestita da giovani di diverse nazionalità, prevalentemente senegalesi, cuochi appassionati dalla loro cucina di provenienza che ricercano e rielaborano piatti tradizionali di ciascuna cultura per creare proposte culinarie dal sapore diverso. Organizzano catering e girano per i mercati rionali con un food truck, e collaborano con varie realtà sociali presenti sul territorio.

 

16 novembre 2018: Il dovere di accogliere, Incontro pubblico

16 novembre 2018: Il dovere di accogliere, Incontro pubblico

Cosa vuol dire “accogliere”?

È vero che tagliare i costi, ridurre i servizi, concentrare le persone in grandi centri rappresenta un risparmio per la collettività?

Se ragioniamo solo in termini di spesa pubblica, senza indagare nel profondo i significati e le ripercussioni che questa ha in termini di obiettivi e risultati, rischiamo di ignorare la complessità della questione.

L’incontro si svolgerà a SCuP  venerdì 16 novembre 2018 alle ore 17:30

In un momento in cui, stiamo assistendo alla discussione parlamentare di un decreto che mette insieme immigrazione e sicurezza, trattando la prima come un ostacolo alla realizzazione della seconda, abbiamo il dovere di affermare e ribadire che la realtà sta da tutt’altra parte.

Privare i richiedenti asilo, che spesso arrivano qui con un bagaglio di esperienze traumatiche, della possibilità di imparare la lingua, inserirsi nel mondo del lavoro, svolgere attività e iniziative che li mettano in contatto con il nuovo contesto in cui si trovano, non è solo miope ma è anche totalmente in contrasto con quella promessa di sicurezza che ha ormai fatto dello “straniero” il capro espiatorio e il nemico da combattere.

Sappiamo bene quanto la sicurezza, quella vera, si fa garantendo i diritti e non eliminandoli, e ora più che mai è necessario mettere in campo le idee, i racconti, le esperienze e le professionalità di chi in questi anni ha lavorato, tra enormi difficoltà, sapendo bene quale dovesse essere l’obiettivo:

permettere alle persone che scappano dai loro paesi di avere gli strumenti per affrontare una nuova vita e riempire di senso, significato e opportunità il doloroso percorso migratorio di ognuno di loro.

Non dobbiamo sottrarci a un’analisi di quanto non ha funzionato, di quanto sarebbe potuto essere fatto meglio e di quanto sarà complicato fare in futuro. Ma pensiamo sia fondamentale in questo momento dare voce agli operatori che rischiano di perdere il lavoro e che spesso vengono trattati come criminali, alle donne e agli uomini che sono fuggiti dai loro paesi e che qui in Italia hanno trovato riparo, accoglienza e la possibilità di avere ancora fiducia nel futuro, a tutte quelle esperienze che partendo dal basso hanno colmato vuoti e ridato dignità, spinti da una profonda convinzione:

accogliere è giusto e la solidarietà nei confronti di altri esseri umani non può essere un reato. Mai.

SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente: 9/10/11 novembre 2018 @ SCuP

SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente: 9/10/11 novembre 2018 @ SCuP

A SCuP! Sport Cultura Popolare, via della stazione Tuscolana 82/84b

Partiamo dal desiderio di trasformare in pratiche ciò che abbiamo scritto nel nostro Piano contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: “affermiamo la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano  infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello.”

La SEMInARIA ha l’obiettivo di offrire uno spazio di incontro, approfondimento e confronto partecipato aperto sulle tematiche a cui stiamo lavorando a partire dal Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Vogliamo farlo con un approccio laboratoriale, performatico, orizzontale e partecipativo. Spazi e tempi in cui i nostri corpi staranno insieme per produrre dinamiche che ci consentano di vivere senza preconcetti e stereotipi le nostre differenze e per rendere possibile la decostruzione e la costruzione di possibili percorsi.

La violenza del patriarcato e del sistema capitalista sulle donne cisgender, sulle lesbiche, sulle persone trans* e sulle altre soggettività LGBPTQIA+, sugli animali e sulla Terra sono problemi di portata globale.

Siamo transfemministe e transnazionali: siamo tutte persone in transito nel tempo, tra i generi, tra i territori e gli spazi urbani, oltre i confini che vogliono impedire violentemente la libertà di movimento, seguendo il nostro cammino di liberazione da stereotipi e norme in cui non ci riconosciamo e che non ci rappresentano.

Rilanciamo una cultura di pace contro le guerre, le logiche militariste e di occupazione finalizzate allo sfruttamento delle risorse ambientali e al controllo del loro prezzo, alla distruzione della terra, al suo assoggettamento al servizio del profitto.

Rivendichiamo l’abolizione delle dicotomie gerarchizzanti che vedono gli altri animali come polo inferiore di un binarismo più profondo di altri, quello umano-non umano, che sembra biologico e quindi “naturale”, ma che è invece politico e culturale.

Ci riconosciamo nella resistenza di tutti i corpi resi oggetto per poter essere sfruttati. Pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista alla società patriarcale, cisnormata, eteronormata e abilista e alla sua violenza sulle donne, sulle soggettività malamente denominate “non conformi” e su tutti i viventi schiavizzati che subiscono le violenze del sistema patriarcale/pastorale.

Vogliamo partire dai desideri delle persone trans* e non binarie, intersessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, gay, asessuali, eterosessuali, o comunque vogliano (o no) definirsi, vogliamo partire dalla conquista di spazi di libertà e autogestione nei territori (che possono essere spazi rurali e/o città, quartieri, vie e piazze, orti e giardini) riscoprendo il significato più autentico della decolonizzazione, delle relazioni animali (umane e non), riconoscendoci nell’orizzonte antispecista, anticapitalista, antifascista e transfemminista per trasformarci e rigenerarci liberamente.

Vogliamo uscire dalle sole affermazioni teoriche, dagli slogan, dalle astrazioni e aprire un confronto, o meglio un incontro, su queste tematiche per vedere in che modo, e con quali cammini comuni, trasformarle in pratiche di vita e di lotta quotidiana oltre #LottoMarzo.

Consideriamo che questa rivoluzione culturale non possa che passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche, come le persone trans* e le persone intersex.

LANCIAMO LA CAMPAGNA RIGENERIAMOCILIBERAMENTE:

  • per la liberazione dalla patologizzazione e dalla psichiatrizzazione di tutte le soggettività trans* (con la necessaria riformulazione della legge 164/1982)

 

  • per la liberazione dalle mutilazioni genitali (chirurgia e medicalizzazione non necessarie) sui corpi delle persone intersessuali (o intersex), pratiche volte ad adeguare tutti i corpi alle aspettative di una società binaria.

 

  • per la liberazione dalle terapie di conversione, anche dette riparative o di ri-orientamento sessuale che, alimentando il paradigma dell’eterosessualità obbligatoria, infliggono alle persone omosessuali assunzione di farmaci, psichiatrizzazione, isolamento sociale, riti religiosi ed esorcismi.

 

Contatti:

Info logistiche:

(fonte: https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/11/01/call-seminaria-rigeneriamociliberamente/)

10 novembre 2018: Manifestazione nazionale “Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”

SCuP! Sport Cultura Popolare aderisce alla manifestazione nazionale “Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”

(fonte: pagina ufficiale o tra le ufficiali della manifestazione)

Dall’assemblea del 14 ottobre l’appello a dare vita ad una grande mobilitazione aperta e plurale

L’assemblea che si è svolta domenica 14 ottobre a Roma, dopo un’intensa discussione che ha fatto emergere l’urgenza di una presa di parola collettiva contro la deriva razzista e fascista del paese, ha deciso di lanciare una sfida al governo cogliendo il tempo della conversione in legge del Decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, considerato un preoccupante attacco generalizzato ai diritti e alle libertà di tutti e tutte. Di seguito i punti della piattaforma approvata e l’appello a tutte le realtà sociali e politiche, ai cittadine e alle cittadine di aderire e partecipare. Nei prossimi giorni verranno definiti orari e percorso della manifestazione.

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.

 

10 NOVEMBRE, MANIFESTAZIONE NAZIONALE: Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini

ORE 14 PIAZZA DELLA REPUBBLICA – ROMA

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.

– Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.

– Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.

– Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.

– Contro l’esclusione sociale.

– No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.

– Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione.

Per queste ragioni convochiamo una MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.

#indivisibili
#10novembre
#NoDLSalvini

Piattaforma approvata dall’assemblea antirazzista del 14 ottobre a Roma

Per adesioni e informazioni: 10novembre18@gmail.com

 

 

 

10 novembre 2018: Mobilitazione generale contro il Ddl Pillon

SCuP! Sport Cultura Popolare aderisce alla mobilitazione generale contro il Ddl Pillon

(fonte: pagina ufficiale della mobilitazione)

(qui il link all’evento fb relativo alla mobilitazione a Roma

Il Disegno di legge Pillon è una proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni. Il 10 novembre saremo in piazza in tutte le città d’Italia con la rete dei Centri anti-violenza per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell’insubordinazione femminista e transfemminista.

Il DdL Pillon segnala una direzione molto chiara che questo governo intende prendere: offrire un modello di società fondato sulla famiglia patriarcale e assicurarla attraverso l’intervento dello Stato, attaccando direttamente l’autodeterminazione delle donne che la mettono in questione. Si presenta così come un violento strumento di disciplinamento e di imposizione di ruoli e gerarchie di genere, mirante a contrastare qualsiasi idea di relazione che rifiuti il modello patriarcale.

Se il DdL Pillon sarà approvato:

  • Sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento.
  • La «bigenitorialità», così come intesa nella proposta di legge, non favorirà una condivisione della cura in base alle possibilità e ai desideri di entrambi i genitori, ma imporrà una rigida spartizione del tempo da passare con figli e figlie, che dovranno sottostare al «piano genitoriale» redatto dal «mediatore familiare». A bambini e bambine non viene così riconosciuta alcuna possibilità di scelta o diritto di espressione.
  • Pur invocando l’uguaglianza della «responsabilità genitoriale», la proposta di legge non cerca di cancellare gli squilibri esistenti nella cura dei figli e nel lavoro produttivo e riproduttivo, ma al contrario li alimenta. L’assegno di mantenimento verrà abolito: chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica e povertà – quasi sempre le donne – sarà sottoposta a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà.
  • Finché la violenza domestica non è «comprovata» (come dice la proposta, senza ulteriori chiarimenti), bambini e bambine saranno costretti ad avere rapporti con il padre violento e una donna che denuncia la violenza subita dal marito, sarà facilmente sospettata di manipolare i figli contro il padre, rischiando di perdere la «responsabilità genitoriale».
  • La scelta di libertà sarà resa ancora più pesante per le donne migranti il cui permesso di soggiorno è legato a quello dei mariti e sarà per tutte e tutti fortemente limitata da un sistema di welfare fortemente familistico e fondato sul matrimonio.

L’intento dichiarato del senatore Pillon – membro e promotore del gruppo parlamentare Vita Famiglia e Libertà – nel presentare il Disegno di Legge in questione è quello di svuotare di efficacia l’istituto del divorzio. Il Disegno di Legge del senatore leghista riconduce le «responsabilità genitoriali» alla sola famiglia eterosessuale mononucleare, modellando sul contratto matrimoniale e su vincoli «di sangue» l’unica forma legittima di relazione fondativa dei legami sociali, laddove nei fatti le pratiche di convivenza, crescita di figli e scelta di non averne, vanno già oltre contraddicendo apertamente questo modello.

L’approvazione di questo DdL inasprirà un quadro sociale esasperato dal welfare familistico e da anni di politiche di austerity e privatizzazione, ricadute principalmente sulle spalle delle donne: un terzo delle madri sole con minori (quasi 1 milione) vivono a rischio di povertà o esclusione sociale; molti genitori separati affrontano crescenti difficoltà nell’accesso ai servizi medico-sanitari, abitativi, scolastici ed extrascolastici; il 30% delle donne sono costrette a lasciare il lavoro dopo aver avuto il primo figlio, rinunciando così a un proprio reddito; il congedo obbligatorio di paternità, precedentemente previsto per 4 giorni, è prossimo all’abolizione.

Il DdL Pillon considera la violenza come un modo legittimo di garantire l’«equilibrio familiare» e si pone in continuità con il Decreto Salvini, per il quale – fra l’altro – gli stupri subiti dalle donne migranti durante il viaggio non sono più considerati ragione per concedere un permesso di soggiorno. Questo governo sta attaccando per prime donne e migranti perché rifiutano di abbassare la testa e, con una violenza inaudita, segue il cammino tracciato dal governo precedente, che gli ha aperto la strada con il «Piano nazionale per la fertilità» e il decreto Minniti.

Il 10 novembre porteremo ancora una volta in piazza il nostro stato di agitazione permanente, che è una continua lotta di liberazione.

Ci saremo con la forza globale delle donne e delle soggettività LGBTQI+ che, contro tutti gli ostacoli e in ogni parte del mondo, rifiutano la violenza domestica e l’oppressione familiare e praticano la libertà sessuale contro i ruoli e le gerarchie di genere.

Ci saremo perché non accettiamo gli attacchi ripetuti alla libertà di abortire, che cercano di imporci ancora una volta quei ruoli e quelle gerarchie.

Ci saremo per rivendicare la nostra libertà di scegliere come e con chi avere relazioni, essere o non essere genitori, convivere, nella piena possibilità di autodeterminarci e autogestire i nostri affetti e l’organizzazione dei nostri tempi di vita.

Ci saremo perché non accettiamo di essere subordinate e sfruttate in cambio di pochi spiccioli e pretendiamo un reddito di autodeterminazione universale e incondizionato, senza vincoli morali e di cittadinanza, che non ci obblighi a lavorare gratuitamente o per un salario misero e ci permetta di sottrarci al ricatto quotidiano della dipendenza economica, della violenza domestica e della precarietà.

Ci saremo perché pretendiamo un permesso di soggiorno europeo incondizionato, svincolato da lavoro, reddito e matrimonio, perché sappiamo che la libertà di movimento praticata ogni giorno dalle migranti e dai migranti è la condizione della nostra libertà.

Ci saremo, e sarà soltanto un altro passo della nostra agitazione permanente, verso la manifestazione nazionale del 24 novembre e lo sciopero femminista globale dell’8 marzo.

La parola d’ordine Non una di meno! È il nostro grido di liberazione, una scintilla globale che in ogni parte del mondo accende un fuoco di insubordinazione.

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Non una di meno in mobilitazione. Un elenco delle città in aggiornamento:

BariBergamoBolognaBresciaBrindisiFerraraFirenzeGenovaLivornoLuccaMantovaMassaMilanoNapoliPadovaPaviaPerugiaPisaRavennaReggio CalabriaRiminiRomaSienaSud PontinoTorinoTrentoTriesteVeneziaVerona confluirà a Padova.

Diffondiamo La città delle donne!

Diffondiamo La città delle donne!

In occasione della manifestazione del #24novembre abbiamo deciso di stampare e diffondere #LaCittàDelleDonne!

Partecipa al crowfounding!

Una mappa di tutte e per tutta la città, uno strumento utile per far conoscere gli spazi che a Roma sono gestiti e rivolti alle donne. Una mappa dei luoghi che offrono ascolto, protezione, accoglienza, che avviano percorsi di autodeterminazione: dai Centri Anti Violenza ai luoghi di cultura, dai consultori ai collettivi femministi, dai servizi socio-sanitari agli sportelli legali. Una mappa per rendere visibili e contribuire a mettere in rete tutte quelle esperienze che operano per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne, mostrando anche come molti di questi spazi, nati per rispondere ad un vuoto istituzionale, sono oggi sotto attacco e rischiano di chiudere, in una città già segnata dalla carenza di luoghi dedicati alle donne. Una mappa aperta e collaborativa, per ridisegnare e progettare insieme la città, dando spazio ai bisogni, alle necessità e ai desideri delle donne. Tramite questo crowdfunding stiamo raccogliendo i fondi per la stampa e naturalmente, più donazioni ci saranno, più copie potremmo distribuire!

La mappa virtuale

A questo link è consultabile la mappa virtuale: http://bit.ly/MappaCittàDelleDonne

La città delle donne è ideata per essere una mappa aperta e collaborativa : contribuisci ad ampliare e migliorare la mappatura inviandoci le tue segnalazioni alla mail info@reter.org o attraverso il ReTerWiki: https://wiki.reter.info/territorio:donne

La mappa ad oggi è stata realizzata dal collettivo ReTer – Reti e territorio, in collaborazione con Scup! Sport e Cultura Popolare, Lucha Y Siesta Alt! Giornale Partecipato.

Il progetto ReTer

ReTer è un esperimento di cartografia critica e collaborativa in costruzione che ha tra i proprio obiettivi quello di facilitare l’incontro in un ambiente condiviso, indipendente e non profit delle azioni isolate di mappatura attive in rete e sul territorio. Un network territoriale di associazioni, comitati, enti locali, dipartimenti e laboratori universitari che siano già attivi in questo ambito o dotati di strumenti e banche dati utili. 
Riteniamo che sia importante liberare spazi della rete attraverso infrastrutture e servizi indipendenti e autogestiti operando fuori da dinamiche e interessi commerciali nella tutela dei diritti di libertà di comunicazione e di espressione, di tutela della privacy e dell’anonimato, nella salvaguardia dei digital commons, i beni comuni digitali, affinché rimangano risorse non del mercato o del governo ma delle persone.

Il destino di ATAC – qualche supporto in-formativo verso il referendum

Il destino di ATAC – qualche supporto in-formativo verso il referendum

Domenica 11 novembre 2018 ci sarà il referendum consultivo promosso dai Radicali Italiani. Assieme a molte realta’ territoriali avevamo organizzato un dibattito il 30 ottobre da tenere a Piazza Ragusa. Ma il maltempo ci ha fatto desistere e, assieme alle altre realta’ territoriali suddette, abbiamo deciso di spostarlo ed ospitarlo negli spazi di SCuP. Il dibattito è stato molto chiarificatore rispetto ai due quesiti referendari sul trasporto pubblico e ha permesso di comprendere i veri nodi relativi ad ATAC. Spiegarlo in due parole sarebbe riduttivo. Vi consigliamo di ascoltarlo. Un pò di sana in-formazione qualche volta non guasta! Vi auguriamo buon ascolto! 😉

Il destino di ATAC e l’assenza del Comune

di Gaia Benzi [questo articolo è tratto da Dinamopress.it al seguente link]

Mentre la città di Roma si prepara il prossimo 3 giugno al referendum sulla privatizzazione di Atac, i magistrati del Tribunale Civile bocciano il concordato preventivo presentato dall’azienda a gennaio facendo emergere in primo piano le responsabilità dell’amministrazione comunale.

Un avvertimento informale: questa sembra essere la sostanza del decreto di convocazione inviato dai magistrati del Tribunale Civile al Comune di Roma, che di fatto “boccia” il concordato preventivo presentato da Atac lo scorso 27 Gennaio.

Nella nota di convocazione dell’udienza, prevista per il 30 Maggio, i giudici Antonino La Malfa, Lucia Odello e Luigi Argan hanno infatti espresso numerose riserve sulle misure di risanamento proposte da Atac nel concordato, reputato “inidoneo” e approssimativo. I punti critici, riassunti dal Corriere della Sera in un articolo a firma di Ilaria Sacchettoni, riguardano soprattutto la vaghezza degli interventi individuati dall’azienda capitolina come centrali per il rilancio dell’azienda.

In particolare, la nota dei giudici si concentra sull’assenza di un piano concreto di finanziamento per i due provvedimenti che la partecipata dichiara di voler mettere in campo al fine di incrementare gli introiti: l’aumento dell’offerta chilometrica – al quale sarebbe da aggiungere l’aumento della velocità dei mezzi, con la creazione di nuove corsie preferenziali – e un nuovo modello di manutenzione, che però non viene specificato in cosa consista.

Su quest’ultimo punto, però, si sa già che il vecchio modello non è più in vigore: è infatti notizia del 9 marzo che i 140 lavoratori della Corpa, società privata a cui Atac ha affidato il servizio in questi anni, sono stati licenziati a seguito di un mancato accordo fra la Corpa stessa e Atac per il rinnovo dell’appalto. Lo scorso 16 marzo si è tenuto un incontro in Campidoglio fra i rappresentanti dei lavoratori e l’Assessora alla Mobilità Linda Meleo, che però non ha portato a soluzioni definitive. L’unica proposta attualmente avanzata, e cioè quella di avviare corsi di formazione per aggiornare il personale interno all’azienda, è stata fortemente criticata dai sindacati, che invece denunciano una carenza cronica di personale.

Immersi in questo limbo, l’unico dato certo è la brutale interruzione del servizio che, oltre al danno subito dai lavoratori – già provati da mesi di pagamenti a singhiozzo, ha portato a un peggioramento notevole della mobilità cittadina, fatta di mezzi vecchi e fatiscenti che si rompono spesso e volentieri, e che dal 9 marzo non hanno più nessuno che li ripari.

L’assenza di prospettive concrete per il futuro va dunque a gravare su una gestione dell’esistente  disastrosa, che a un pessimo rapporto con i lavoratori, costretti a continui scioperi anche solo per vedersi pagato lo stipendio, aggiunge il taglio delle corse e delle linee per mancanza di mezzi e personale, con un conseguente rallentamento del servizio.

A questi elementi va aggiunto un altro, incomprensibile tassello, riportato in data 25 marzo dalle pagine romane del quotidiano La Repubblica: il silenzio comunale sul Programma Operativo per la mobilità finanziato dalla Regione Lazio con i Fondi Strutturali Europei 2014-2020.

Il cosiddetto POR FERS della Regione prevede infatti finanziamenti per oltre 15 milioni, in favore della mobilità sostenibile nell’area urbana e metropolitana di Roma. In preventivo, anche  l’acquisto di 65 autobus Euro6 per il rinnovamento della flotta e interventi sul sistema informatico (ITS) per la semaforistica intelligente. I Fondi Strutturali Europei non solo potrebbero essere una boccata d’ossigeno per l’azienda in forte crisi, ma potrebbero addirittura permettere il finanziamento di progetti e proposte portate avanti in questi anni dalla cittadinanza attiva.

Purtroppo, nel 2014, la Regione fu sorda alle richieste provenienti dal basso e le associazioni e i comitati di cittadini furono esclusi dal percorso, malgrado la loro inclusione fosse prevista e anzi caldeggiata dal Regolamento Europeo sulla Partecipazione.

In ogni caso, quei fondi sono stati stanziati e sono oggi finalmente disponibili. Eppure l’Agenzia della mobilità del Comune di Roma non ha ancora dato il via libera al loro trasferimento dalla Pisana, dando quasi l’impressione di voler rinunciare a questi ghiotti finanziamenti a perdere che l’Europa ci mette a disposizione.

Con un silenzio che in questo caso non è affatto assenso, il Comune di Roma sembra non essere interessato ai soldi da investire sulla mobilità romana. Lo stesso atteggiamento incomprensibile è stato infatti tenuto dall’Assessora Linda Meleo lo scorso 22 marzo, che ha disertato la riunione col Ministero dei Trasporti nella quale si sarebbero dovuti sbloccare i finanziamenti per il completamento della Metro C – in particolare per l’apertura delle stazioni San Giovanni e il completamento di Ambaradam e Colosseo. La notizia è stata poi commentata dalla stessa Meleo, che ha dichiarato di non essere mai stata invitata alla suddetta riunione. Ma, anche in questo caso, l’impressione più forte che se ne ricava è quella di una generale disorganizzazione e una scarsa propensione al confronto da parte del Comune.

Il quadro che emerge è quello di un’amministrazione assente, impreparata, confusa, e soprattutto sorda alle richieste di utenti, lavoratori, e delle stesse istituzioni. Il tutto mentre la città, ormai esasperata e abbondantemente disillusa, si appresa a votare il prossimo 3 giugno un referendum su un’eventuale privatizzazione di Atac, che, al di là del merito, rischia di configurarsi come un redde rationem sull’operato capitolino.

Escursione resistente sul Monte Tancia

Ricorre quest’anno il 74mo anniversario della battaglia del Monte Tancia, una tappa ormai fondamentale nell’ambito delle tante iniziative incentrate sulla memoria storica e sull’antifascismo che caratterizzano il periodo primaverile nella città di Roma.

Il 7 Aprile del 1944 il Monte Tancia, nei dintorni di Poggio Mirteto, fu teatro di una durissima battaglia tra le forze della resistenza e quelle nazi-fasciste. Sul luogo, nel corso dei mesi immediatamente precedenti, alle forze partigiane sabine se ne erano aggiunte altre provenienti da Roma, al punto da renderlo in breve tempo uno dei capisaldi della resistenza romana e laziale. Proprio per questo fu oggetto di un attacco in grande stile da parte di reparti nazisti e fascisti: all’alba del 7 Aprile un’intera divisione di soldati dell’Asse cominciarono a stringere un cerchio di morte intorno al nucleo partigiano. La battaglia fu durissima. Spezzato l’accerchiamento, le forze partigiane riuscirono a fuggire, ma alcuni, rimasti indietro a difendere fino all’ultimo la postazione, furono trucidati sul posto. In seguito al fallimento dell’operazione, le forze nazi-fasciste si vendicarono delle perdite massacrando partigiani e civili rastrellati nei paesi limitrofi della Sabina.

Sabato 7 Aprile andremo sul Monte Tancia, ripercorreremo i luoghi di quella battaglia, ricorderemo le vittime del nazifascismo, celebreremo gli eroi della resistenza, quelli di ieri come quelli di oggi. Sì perché la resistenza non è solo un momento fondamentale della nostra storia passata, ma lo è anche di quella
presente e futura. Resistenza è qualcosa che viviamo tutti i giorni, nelle nostre lotte quotidiane, nei nostri territori, nei nostri spazi, nelle nostre iniziative e attività.

Invitiamo chiunque ne abbia voglia, realtà sociali e politiche, personalità e singoli, a sostenere l’iniziativa e a unirsi a noi. L’appuntamento è alle ore 10 di Sabato 7 Aprile presso la piazza di Poggio Mirteto.

Subito dopo l’escursione sarà inoltre possibile mangiare tutte e tutti insieme presso il Rifugio Alveare dell’APE (Associazione Proletari Escursionisti) sez. Roma, sito nelle immediate vicinanze del Monte Tancia. Saranno a disposizione braceri e tavoli, da portare carne o pranzo al sacco. 

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