Tevere da bere: una risposta pericolosa alla crisi idrica (lettera aperta)

Tevere da bere: una risposta pericolosa alla crisi idrica (lettera aperta)

Condividiamo l’iniziativa di ieri del Coordinamento Romano Acqua Pubblica e invitiamo a leggere la lettera aperta “Tevere da bere: una risposta pericolosa alla crisi idrica. Davvero Acea, Comune e Regione sono tutti d’accordo?”

Il video “#Acea, il Tevere non ce lo beviamo!”

#Acea, il Tevere non ce lo beviamo!

Un Brindisi a base di acqua del Tevere per le "scelte che non ti aspetti" firmate Acea, Comune e Regione: far bere ai romani acqua del Tevere, invece di ridurre le perdite idriche che sfiorano il 40%!#NoPotabilizzatore; Acea, #RiparaLePerdite

Publiée par Coord Romano Acqua Pubblica sur Vendredi 2 août 2019

La galleria fotografica “Il Tevere non ce lo beviamo!”

#NoPotabilizzatore; #Acea, #RiparaLePerdite!

Publiée par Coord Romano Acqua Pubblica sur Vendredi 2 août 2019

lettera aperta
Tevere da bere: una risposta pericolosa alla crisi idrica. Davvero Acea, Comune e Regione sono tutti d’accordo?

Di seguito la lettera aperta inviata a Virginia Raggi, Nicola Zingaretti e #Acea

In una città come Roma, alimentata principalmente da acqua di sorgente che viene dispersa per circa il 40%, una gestione della risorsa idrica e delle bollette dei cittadini vedrebbe al primo posto la lotta allo spreco idrico e la ristrutturazione delle reti, a tutela anche delle fonti e dei corpi idrici sempre più “stressati”.

Invece i soldi dei cittadini sono stati spesi per costruire il potabilizzatore del Tevere, costato 7,5 milioni di euro secondo l’A.D. di Acea, 12 secondo altre fonti. Una nuova “fonte” che Acea ha già iscritto nel bilancio idrico per l’estate 2019, quindi potenzialmente in funzione da un momento all’altro. Emergenziale, proprio come il lago di Bracciano, che però l’azienda, nel tempo, ha utilizzato in maniera “strutturale” fino allo stop imposto alla captazione per la compromissione dell’ecosistema a seguito della crisi idrica del 2017.

Ancora una volta invece di ridurre le perdite sulla rete idrica si realizza un’opera “torbida” come l’acqua del Tevere, con l’avallo di diversi enti e amministrazioni.
Un’opera delicata e strategica, che è stata approvata e realizzata con una procedura lampo: approvato in via preliminare a dicembre 2017 è stato inaugurato, da pochi intimi, 12 mesi dopo. 
Potrebbe essere solo efficienza, se non vi fossero una serie di aspetti poco chiari: dalle modifiche “in extremis” di leggi regionali che ne avrebbero vietato l’entrata in funzione, a dubbi di natura tecnica sull’efficacia delle tecnologie scelte.
Come cittadini poniamo alcune domande agli enti preposti, in primis alla Sindaca di Roma Virginia Raggi, al Presidente della Regione Nicola Zingaretti e, naturalmente, al gestore Acea.

Siete proprio tutti d’accordo e così sicuri che questa sia la scelta giusta per la tutela dei cittadini e della risorsa idrica? Chiediamo di rispondere ciascuno per il ruolo che gli compete.

1. Il progetto presentato alle amministrazioni pubbliche competenti era di fatto irrealizzabile, poiché quando sono stati richiesti i pareri la normativa regionale vietava l’uso potabile di fiumi che ricevessero scarichi industriali sul loro corso. 
Come possono considerarsi legittimi quei pareri e il voto dei sindaci coinvolti nella conferenza dell’ATO 2 di dicembre 2017 del quale non appare la conta nel verbale?

2. Non appare curioso che la normativa regionale sia stata modificata solo a seguito della realizzazione dell’opera, permettendone così la possibile entrata in funzione?

3. Siete sicuri che la caratterizzazione dell’acqua del Tevere sia stata effettuata in ottemperanza a tutte le norme previste dalla legge? I tempi e le modalità della caratterizzazione lasciano diversi dubbi.

4. La tecnologia utilizzata nell’impianto di potabilizzazione, basata su filtri a carboni attivi, non è specifica per sostanze come metalli pesanti, idrocarburi e microplastiche, che diversi studi scientifici dimostrano essere presenti nel Tevere. Siete sicuri che questo non rappresenti un rischio per la salute?

5. Siete, dunque, sicuri che non si darà da bere ai romani un fiume di veleni? Con quale frequenza verranno effettuati e resi pubblici i monitoraggi?

6. A fronte di una dispersione delle reti di circa il 40%, ossia 9.000 l/s, la soluzione per mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico di Roma è la costruzione di un’opera che al massimo immetterà in rete 500 l/s, ossia un 1/18 dell’acqua che si perde. Siete sicuri che sia una scelta razionale e compatibile con la sfida del risparmio idrico che le grandi città sono chiamate a compiere?

7. A fronte di perdite così ingenti è stato approvato il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, lasciando intravedere la prospettiva dell’aumento dei prelievi da quelle sorgenti, mettendo ancora più a rischio un acquifero di rilevanza nazionale, una riserva strategica e un ecosistema unico. Siete sicuri che continuare a sfruttare al massimo le fonti, invece di ridurre gli sprechi, sia un buon modo per investire i soldi dei cittadini e garantire il futuro della risorsa idrica?

8. L’A.D. di Acea, in Assemblea dei Soci, si è rifiutato di comunicare un obiettivo percentuale di riduzione delle perdite. Esiste un obiettivo di questo tipo? Perché gli enti preposti non lo impongono al gestore Acea 2 S.p.A.? Siete sicuri che una reale ristrutturazione della rete idrica non sia l’unica strada sensata per far fronte alle future “crisi idriche”?

Noi siamo sicuri che, se non verranno modificate le politiche e la strategia aziendale sulla gestione dell’acqua guardando alla sua tutela e preservazione per le generazioni future, sarà la storia a condannarvi come responsabili di un disastro annunciato.
Riteniamo necessario che il potabilizzatore non entri in funzione per uso potabile, ma al limite per usi non potabili, come l’impianto preesistente che dagli anni ’90 prelevava acqua dal fiume e ne ricavava acqua per annaffiare parchi e ville di Roma e del Vaticano.
Infine, vi segnaliamo che, nell’ambito della campagna che abbiamo messo in campo, intendiamo presentare un esposto tramite cui chiedere a diversi enti di chiarire i dubbi di natura procedurale e ambientale legati a questa opera.

Roma, 01/08/2019.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Lettera_aperta_potabilizzatore_Tevere E’ possibile scaricare la lettera aperta in formato pdf sempre preparata dal Coordinamento Romano Acqua Pubblica, così da poter essere condivisa via email, via wp o telegram e altri social e per poter essere anche stampata.

Un’alternativa al Mc Donald a Caracalla (appello)

Appello “Un’alternativa al Mc Donald a Caracalla”

SCuP Sport e Cultura Popolare aderisce all’appello “Un’alternativa al Mc Donald a Caracalla” e invita le varie realta’ sociali e associative, le persone singole e chi vorrà a condividere l’appello e ad aderire inviando un’email alla casella di posta elettronica ressroma@gmail.com

 

Riportiamo l’appello di Ress Roma

FERMATE QUESTO SCEMPIO CULTURALE, CI PUO’ ESSERE UN’ALTERNATIVA AL MC DRIVE DI CARACALLA

L’Amministrazione di Roma Capitale fermi uno scempio che è prima di tutto culturale: la realizzazione di un Mc Drive a Caracalla. Sarebbe uno sfregio alla cultura italiana e mediterranea: la cultura del benessere, del vivere lentamente, del mangiare sano e con piacere, uno stile di vita di cui l’Italia è maestra nel mondo e di cui le antiche Terme romane sono una testimonianza parlante.

Non è pensabile accettare di accogliere in uno dei luoghi più incantevoli e preziosi del pianeta, patrimonio Unesco, la sintesi plastica di uno stile di vita e di gastronomia che confligge con la cultura della Capitale d’Italia e del Paese, e allontana da essa i suoi cittadini, soprattutto i più piccoli. Nel nuovo regolamento capitolino per il commercio per il centro della città è esclusa la possibilità di aprire fast food, proprio per non sfigurarne l’identità storica: perché ne’ il Municipio I ne’ l’amministrazione centrale hanno vigilato sull’applicazione delle proprie stesse regole? Peraltro incentivando una mobilità insostenibile come quella dei mezzi privati, e permettendo la parziale cementificazione di uno spazio che era vivaio e giardino, e nonostante sia privato, non può sottrarsi, a nostro giudizio, anche eticamente al vincolo paesaggistico che protegge l’intera area.

Chiediamo ai diversi livelli dell’amministrazione capitolina di non trasformare questo episodio nell’ennesimo scontro inconcludente tra opposte tifoserie, ma di agire quel potere che esercitano anche a nostro nome per fermare questo che non è, come pure qualcuno sostiene, “come un qualsiasi altro ristorante”, ma, a prescindere da un legalismo senza visione, è l’ennesimo scempio dell’identità di Roma.

L’Amministrazione TUTTA si faccia promotrice e parte attiva di un Tavolo di lavoro per una proposta alternativa su quell’area aperto a cittadini, associazioni, realtà territoriali che si occupano di sostenibilità e qualità della vita. A Roma e nel Lazio ce ne sono tante e sono pronte a costruire insieme un progetto che sia degno della Città più bella del mondo e della cultura italiana. Una progettualità che integri l’area dell’ex vivaio a quella delle Terme di Caracalla, offrendo ai turisti che visitano il complesso termale e ai cittadini un’esperienza olistica con approfondimenti culturali e multimediali sulla storia delle Terme, punti di ristoro di qualità in linea con la tradizione gastronomica romana, giardini e fontane, parchi e giochi per i bambini in linea con i più moderni e apprezzati modelli esistenti nelle città europee.

Si può fare, chi non lo vorrà si assumerà la responsabilità di spiegarlo e rispondere nel merito a cittadine, cittadini e alle nostre associazioni

Rete Romana Economia Sociale e Solidale

Assobotteghe , Associazione Persone Comuni ( Comune-info.net ), Asud, Associazione Sabina Rurale, Ass Ex Lavanderia, Attac Roma , Attac Italia , Associazione Ex Lavanderia , Azienda Agricola Biologica “ Il Borgo del Viandante, Ass Impollin/azioni ,Bottega Capo Horn, Bottega del mondo Engim , Bottega del mondo Capoverso , Casale Podere Rosa, Com.e.s. di Commercio Equosolidale, Communia, Cooperativa Parsec ,Cooperativa Come un Allbero ,Cooperativa Agricola Coraggio , Cooperativa Agricoltura Capodarco, Cooperativa èCO, Eutropian, Fairwatch, Laboratorio Itinerante della decrescita roma, La Nuova Arca Soc Cooperativa , Navdanya International, OZ-Officine Zero, Gas Laurentina, Gasotto, Gasper, GAS Felce & Mirtillo, Gas Scup, Gas Esquilino, Git roma e lazio soci di banca etica, M.Y.R.A ,Movimento terra contadina, SlowFood Roma , SAP Silvicultura Agrocultura Paesaggio, Semi di Comunità – CSA Roma, Rete Gas Roma Lazio, SCuP Sport e Cultura Popolare , Reti di Pace , Reorient Onlus, Reter, Solidarius Italia Terra, onlus, Zappata Romana.

Per adesioni: ressroma@gmail.com

17 Marzo 2019: Sbarca la Piccola Distribuzione Organizzata della Rete di Economia Sociale e Solidale a Scup

Come Rete Economia Sociale e Solidale Roma -Ress all’interno del progetto di Piccola distribuzione organizzata solidale vi invitiamo ad aderire al prossimo ordine collettivo con più produttori che sarà consegnato il 17 marzo a #Scup, durante il #MeltingPop, la domenica meticcia.
Come sempre, abbiamo previsto la distribuzione e l’acquisto di una varietà di prodotti di diverse aziende e realtà, biologiche, ecologiche e solidali per creare un circuito economico sostenibile e a zero sprechi e che difenda i diritti e i nostri territori. L’invito a partecipare a questo ordine è aperto a famiglie, singoli, associazioni, gruppi d’acquisto solidale , cooperative, spazi sociali, botteghe, empori e negozi di prossimità, osterie e esperienze di ristorazione sociale e collettiva.
Le diverse realtà che abbiamo individuato sono state scelte da un gruppo di lavoro aperto sula Pdo a Roma che vuole favorire realtà economiche riconducibile ad una filera solidale . Vi ricordiamo che il prossimo appuntamento della nostra rete si svolgerà sabato 16 marzo, alle ore 16, a Scup – daremo presto ulteriori indicazioni su come organizzare l’assemblea.

A questo ordine che troverete nel listino online , partecipano i seguenti produttori:

BioSalvati: L’attività del Pastificio Salvati si svolge in un piccolo forno a legna nel Cerreto Laziale, un paese sui monti Ruffi tra Tivoli e Subiaco. Attualmente è gestito dai fratelli Augusto e Giovanni Salvati. Dal 2000 l’azienda si è specializzata nella produzione di pasta biologica di alta qualità. Le farine utilizzate sono quella di farro, di semola, di grano duro, di mais e di saragolla, grano duro prodotto con metodo biologico nell’Italia centrale.

Coop Quezal e Comune-info L’eccellenza del cioccolato di Modica per una barretta chiamata Comune
https://comune-info.net/2018/10/abbiamo-fatto-il-buono-comune/

Coop. Nelson Mandela: Nasce a Gioiosa Ionica (paese a pochi chilometri da Riace) a marzo del 2017, su iniziativa di un gruppo di giovani disoccupati, di esperti di sviluppo locale e di operatori del sociale, con il fine di contribuire al riscatto della Locride e della Calabria, favorendo l’occupazione etica di giovani, soggetti svantaggiati, ed includendo famiglie scappate dagli orrori della guerra in Siria ed in Africa. La Coop. opera su più versanti: turismo sociale, agricoltura, accoglienza di migranti.

Fuorimercato rete nazionale – Autogestione in movimento: Una rete nazionale che unisce dalla Lombardia alla Sicilia realtà che condividono un progetto politico e sociale anticapitalistico e che hanno in corso una comune attività di scambio economico, di solidarietà concreta e di mutualismo conflittuale. In questo ordine collettivo partecipano i progetti Ri-Maflow (Trezzano sul Naviglio – MI), Contadinazioni (Sicilia occidentale) e Sfruttazero (Bari)

Iris: Ha sede in provincia di Cremona, a Corteregona di Calvatone. Trent’anni di storia e la soddisfazione di poter dire di controllare tutta la filiera, dal seme alla tavola, tagliando molti passaggi e saltando, per ora, la vendita alla Gdo. La cooperativa agricola Iris, società nata nel cremonese a fine anni ’70, ha trovato il modo di svincolarsi dal giogo del mercato, producendo grano duro e tenero, pasta, farro, grano saraceno, mais, miglio, orzo, pomodori riso e legumi. Le loro produzioni sono 100% biologiche

Movimento Terra Contadina: Il Movimento Terra Contadina è nato dal sodalizio tra agricoltori e cittadini, con l’obiettivo di creare una rete in cui produttori e consumatori siano elementi attivi della filiera agroalimentare. Questa rete comprende agricoltori bio e organici, aziende e produttori familiari, associazioni, reti solidali e chiunque abbia a cuore le tematiche legate al territorio, all’agricoltura e all’accessibilità al cibo.

Vincenzo, azienda agricola “Febo Alessia”. Una piccola azienda agricola sita a Fiamignano (RI), che partecipa al mercato mensile EcoSolPop – Ecologico, Solidale e Popolare.

Ci vediamo il 17 marzo a Scup in via della stazione Tuscolana, 82-84b, in occasione del “Melting Pop // La banalità del ma”: una giornata in cui si svolgerà il mercatino meticcio, con banchetti di produttori a filiera corta ed artigiani, durante il quale presenteremo il libro di Mauro Biani, “La banalità del Ma”. Melting Pop è una festa, una domenica aperta a tutte e tutti, per scambiare abitudini e tradizioni, scoprire e riscoprire sapori e culture popolari, per conoscere e dare spazio a percorsi di auto-determinazione di migranti e rifugiati, mettendone in condivisione le pratiche e le competenze. Ci saranno vari progetti di economia solidale, e durante la festa si potranno ritirare i prodotti ordinati tramite la Ress.

Per i GAS che hanno aderito al gestionale Retedes, a questo link è possibile visualizzare l’ordine:
frama.link/GAS17marzo

Per singoli che non utilizzano il gestionale, si può scaricare e compilare il foglio excel che trovate in allegato entro il 10 marzo e mandarlo alla mail ressroma@gmail.com
frama.link/RESS17marzo

20 gennaio 2019: Melting Pop // Vie di libertà e di lotta

L’arco alpino ha da sempre costituito un punto di passaggio per giungere nel cuore del continente europeo. Ieri gli #antifascisti che tentavano di fuggire clandestinamente dalla repressione dell’Italia fascista, oggi i #migranti che si lasciano alle spalle la difficoltà di una vita vissuta in luoghi controversi.
Ma cos’è un #confine? Perché attraversare le Alpi è un fenomeno storico? Cosa accadeva e cosa accade oggi a chi tenta di varcarlo? Quali sono le motivazioni che spingono le persone a farlo? Perché vi è una criminalizzazione intorno all’idea di confine?

Ne discutiamo con:
– Saverio Werther Pechar, coordinatore della sezione di Roma dell’AICVAS (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna), il quale ha realizzato una serie di mappe digitali che illustrano graficamente le vie dell’emigrazione clandestina attraverso la frontiera italiana e in direzione della Jugoslavia, dell’Austria, della Svizzera e della Francia
-Silvio Marconi Anni Appio Latino
– Cecilia Mirafiori, ricercatrice torinese presso l’Università di Amsterdam, studiosa dei conflitti relativi alle migrazioni lungo l’arco alpino.

Programma (in aggiornamento):
Ore 17.30 “ Roma Salvacibo presenta #ReFoodGees!” Degustazione di dolci, tè e tisane con Roma Salva Cibo, un progetto di solidarietà, inclusione e lotta allo spreco alimentare

Ore 18.00 “Vie di libertà e di lotta. Tra Resistenza e nuove migrazioni”. Dibattito con Saverio Werther Pechar e Cecilia Mirafiori, con proiezione della mappe che illustrano le vie d’espatrio clandestino dall’Italia durante gli anni della dittatura fascista.

Ore 20.00 Cena meticcia con piatti siriani (Hummustown) ed asiatici.

A seguire: proiezione di materiali e servizi d’inchiesta sulle rotte migratorie delle Alpi

MELTING POP
#MeltingPop è la domenica meticcia che riparte dal cibo e dai territori. Una domenica aperta a tutte e tutti, per scambiare abitudini e tradizioni, scoprire e riscoprire sapori e culture popolari. Una domenica per dare spazio a percorsi di auto-determinazione di migranti e rifugiati che hanno messo in campo progetti partecipativi ed inclusivi, per raccontarne i percorsi ed avviarne di nuovi, condividere metodi e mettere in condivisione pratiche e competenze.

18 novembre 2018: Melting Pop // Rotte migratorie. Frontiere, confini, solidarietà

18 novembre 2018: Melting Pop // Rotte migratorie. Frontiere, confini, solidarietà

Melting Pop è la domenica meticcia che riparte dal cibo e dai territori. Una domenica aperta a tutte e tutti, per scambiare abitudini e tradizioni, scoprire e riscoprire sapori e culture popolari. Una domenica per dare spazio a percorsi di auto-determinazione di migranti e rifugiati che hanno messo in campo progetti partecipativi ed inclusivi, per raccontarne i percorsi ed avviarne di nuovi, condividere metodi e mettere in condivisione pratiche e competenze.

Programma:

Ore 18:00 Presentazione del progetto Mediterranea Saving Humans e di “Esodi”, la mappa delle rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso l’Europa, realizzata da MEDU – Medici per i Diritti Umani

Ore 20:00 Cena meticcia con piatti asiatici (Cina e Filippine) e dell’Africa occidentale (a cura del Baobab Street Food / Catering Ristorante)

Ore 21:30 Proiezione di Iuventa Il Film, di Michele Cinque

MEDITERRANEA – #SavingHumans

Una nave italiana, “Mediterranea”, è partita dalle nostre coste per raggiungere il Mare Mediterraneo e svolgere un’attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che vede costantemente donne, uomini e bambini affrontare enormi pericoli nell’assenza di soccorsi, nel silenzio e nella complice indifferenza dei governi italiano ed europei.
Mediterranea è una piattaforma di realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale dopo che le ONG, criminalizzate dalla retorica politica senza che mai nessuna inchiesta abbia portato a una sentenza di condanna, sono in gran parte state costrette ad abbandonarlo.
Mediterranea ha molte similitudini con le ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, a partire dall’essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ciò che accade in quelle acque, e che oggi nessuno è più messo nelle condizioni di svolgere.
Al tempo stesso, Mediterranea è qualcosa di diverso: una “azione non governativa” portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti.

IUVENTA

Il film documentario Iuventa racconta gli eventi di un anno cruciale della vita di un gruppo di giovani europei, tutti con differenti ruoli impegnati nel progetto umanitario della ONG Jugend Rettet: dal primo viaggio della nave Iuventa nel Mediterraneo fino alle pesanti accuse che oltre un anno dopo hanno portato al sequestro preventivo della nave nell’ambito di un’indagine sull’immigrazione clandestina.
L’obiettivo della ONG dalla sua formazione è sempre stato quello di dimostrare che un programma di salvataggio nel Mediterraneo è non solo necessario ma è anche un dovere morale dell’Europa: i giovani di Jugend Rettet non hanno mai pensato di rappresentare niente di più che una soluzione temporanea al vuoto lasciato dall’Europa all’indomani della chiusura di Mare Nostrum.

ESODI – La mappa

ESODI è una mappa web interattiva realizzata sulla base delle testimonianze di oltre 2.600 migranti dell’Africa Subsahariana raccolte in quasi quattro anni (2014-2017) dagli operatori e i volontari di Medici per i Diritti Umani (Medu). Essi sono parte delle 900mila persone – uomini, donne, bambini – sbarcate sulle coste italiane negli ultimi 16 anni, delle quali quasi la metà negli ultimi tre anni.Essi appartengono ai sopravissuti all’attraversamento del Mediterraneo centrale, che ha visto dal 2002 almeno ventimila vittime tra morti e dispersi, e all’attraversamento del Sahara e alle detenzioni e ai sequestri lunga le rotte terrestri, il cui numero di vittime è per certo tragicamente alto anche se ignoto a tutti nella sua esatta entità. ESODI racconta nel modo più semplice e dettagliato possibile i motivi della fuga e le rotte affrontate dai migranti dall’Africa sub-sahariana all’Italia, le difficoltà, le violenze, le tragedie e le speranze attraverso le voci e le informazioni dei protagonisti.

BAOBAB STREET FOOD

Il Baobab Street Food / Catering Ristorante è una piccola cooperativa gestita da giovani di diverse nazionalità, prevalentemente senegalesi, cuochi appassionati dalla loro cucina di provenienza che ricercano e rielaborano piatti tradizionali di ciascuna cultura per creare proposte culinarie dal sapore diverso. Organizzano catering e girano per i mercati rionali con un food truck, e collaborano con varie realtà sociali presenti sul territorio.

 

16 novembre 2018: Il dovere di accogliere, Incontro pubblico

16 novembre 2018: Il dovere di accogliere, Incontro pubblico

Cosa vuol dire “accogliere”?

È vero che tagliare i costi, ridurre i servizi, concentrare le persone in grandi centri rappresenta un risparmio per la collettività?

Se ragioniamo solo in termini di spesa pubblica, senza indagare nel profondo i significati e le ripercussioni che questa ha in termini di obiettivi e risultati, rischiamo di ignorare la complessità della questione.

L’incontro si svolgerà a SCuP  venerdì 16 novembre 2018 alle ore 17:30

In un momento in cui, stiamo assistendo alla discussione parlamentare di un decreto che mette insieme immigrazione e sicurezza, trattando la prima come un ostacolo alla realizzazione della seconda, abbiamo il dovere di affermare e ribadire che la realtà sta da tutt’altra parte.

Privare i richiedenti asilo, che spesso arrivano qui con un bagaglio di esperienze traumatiche, della possibilità di imparare la lingua, inserirsi nel mondo del lavoro, svolgere attività e iniziative che li mettano in contatto con il nuovo contesto in cui si trovano, non è solo miope ma è anche totalmente in contrasto con quella promessa di sicurezza che ha ormai fatto dello “straniero” il capro espiatorio e il nemico da combattere.

Sappiamo bene quanto la sicurezza, quella vera, si fa garantendo i diritti e non eliminandoli, e ora più che mai è necessario mettere in campo le idee, i racconti, le esperienze e le professionalità di chi in questi anni ha lavorato, tra enormi difficoltà, sapendo bene quale dovesse essere l’obiettivo:

permettere alle persone che scappano dai loro paesi di avere gli strumenti per affrontare una nuova vita e riempire di senso, significato e opportunità il doloroso percorso migratorio di ognuno di loro.

Non dobbiamo sottrarci a un’analisi di quanto non ha funzionato, di quanto sarebbe potuto essere fatto meglio e di quanto sarà complicato fare in futuro. Ma pensiamo sia fondamentale in questo momento dare voce agli operatori che rischiano di perdere il lavoro e che spesso vengono trattati come criminali, alle donne e agli uomini che sono fuggiti dai loro paesi e che qui in Italia hanno trovato riparo, accoglienza e la possibilità di avere ancora fiducia nel futuro, a tutte quelle esperienze che partendo dal basso hanno colmato vuoti e ridato dignità, spinti da una profonda convinzione:

accogliere è giusto e la solidarietà nei confronti di altri esseri umani non può essere un reato. Mai.

SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente: 9/10/11 novembre 2018 @ SCuP

SEMInARIA riGENERIamociLIBERAmente: 9/10/11 novembre 2018 @ SCuP

A SCuP! Sport Cultura Popolare, via della stazione Tuscolana 82/84b

Partiamo dal desiderio di trasformare in pratiche ciò che abbiamo scritto nel nostro Piano contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: “affermiamo la necessità del superamento del modello antropocentrico corrente: soggezione, sfruttamento della natura, degli esseri umani e delle altre specie e patriarcato si intrecciano  infatti nella concezione delle relazioni come dominio e proprietà proprie di questo modello.”

La SEMInARIA ha l’obiettivo di offrire uno spazio di incontro, approfondimento e confronto partecipato aperto sulle tematiche a cui stiamo lavorando a partire dal Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Vogliamo farlo con un approccio laboratoriale, performatico, orizzontale e partecipativo. Spazi e tempi in cui i nostri corpi staranno insieme per produrre dinamiche che ci consentano di vivere senza preconcetti e stereotipi le nostre differenze e per rendere possibile la decostruzione e la costruzione di possibili percorsi.

La violenza del patriarcato e del sistema capitalista sulle donne cisgender, sulle lesbiche, sulle persone trans* e sulle altre soggettività LGBPTQIA+, sugli animali e sulla Terra sono problemi di portata globale.

Siamo transfemministe e transnazionali: siamo tutte persone in transito nel tempo, tra i generi, tra i territori e gli spazi urbani, oltre i confini che vogliono impedire violentemente la libertà di movimento, seguendo il nostro cammino di liberazione da stereotipi e norme in cui non ci riconosciamo e che non ci rappresentano.

Rilanciamo una cultura di pace contro le guerre, le logiche militariste e di occupazione finalizzate allo sfruttamento delle risorse ambientali e al controllo del loro prezzo, alla distruzione della terra, al suo assoggettamento al servizio del profitto.

Rivendichiamo l’abolizione delle dicotomie gerarchizzanti che vedono gli altri animali come polo inferiore di un binarismo più profondo di altri, quello umano-non umano, che sembra biologico e quindi “naturale”, ma che è invece politico e culturale.

Ci riconosciamo nella resistenza di tutti i corpi resi oggetto per poter essere sfruttati. Pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività, una liberazione antagonista alla società patriarcale, cisnormata, eteronormata e abilista e alla sua violenza sulle donne, sulle soggettività malamente denominate “non conformi” e su tutti i viventi schiavizzati che subiscono le violenze del sistema patriarcale/pastorale.

Vogliamo partire dai desideri delle persone trans* e non binarie, intersessuali, lesbiche, bisessuali, pansessuali, gay, asessuali, eterosessuali, o comunque vogliano (o no) definirsi, vogliamo partire dalla conquista di spazi di libertà e autogestione nei territori (che possono essere spazi rurali e/o città, quartieri, vie e piazze, orti e giardini) riscoprendo il significato più autentico della decolonizzazione, delle relazioni animali (umane e non), riconoscendoci nell’orizzonte antispecista, anticapitalista, antifascista e transfemminista per trasformarci e rigenerarci liberamente.

Vogliamo uscire dalle sole affermazioni teoriche, dagli slogan, dalle astrazioni e aprire un confronto, o meglio un incontro, su queste tematiche per vedere in che modo, e con quali cammini comuni, trasformarle in pratiche di vita e di lotta quotidiana oltre #LottoMarzo.

Consideriamo che questa rivoluzione culturale non possa che passare dalla liberazione di soggettività che sono, ancora oggi, tragicamente definite patologiche, come le persone trans* e le persone intersex.

LANCIAMO LA CAMPAGNA RIGENERIAMOCILIBERAMENTE:

  • per la liberazione dalla patologizzazione e dalla psichiatrizzazione di tutte le soggettività trans* (con la necessaria riformulazione della legge 164/1982)

 

  • per la liberazione dalle mutilazioni genitali (chirurgia e medicalizzazione non necessarie) sui corpi delle persone intersessuali (o intersex), pratiche volte ad adeguare tutti i corpi alle aspettative di una società binaria.

 

  • per la liberazione dalle terapie di conversione, anche dette riparative o di ri-orientamento sessuale che, alimentando il paradigma dell’eterosessualità obbligatoria, infliggono alle persone omosessuali assunzione di farmaci, psichiatrizzazione, isolamento sociale, riti religiosi ed esorcismi.

 

Contatti:

Info logistiche:

(fonte: https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/11/01/call-seminaria-rigeneriamociliberamente/)

10 novembre 2018: Manifestazione nazionale “Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”

SCuP! Sport Cultura Popolare aderisce alla manifestazione nazionale “Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini”

(fonte: pagina ufficiale o tra le ufficiali della manifestazione)

Dall’assemblea del 14 ottobre l’appello a dare vita ad una grande mobilitazione aperta e plurale

L’assemblea che si è svolta domenica 14 ottobre a Roma, dopo un’intensa discussione che ha fatto emergere l’urgenza di una presa di parola collettiva contro la deriva razzista e fascista del paese, ha deciso di lanciare una sfida al governo cogliendo il tempo della conversione in legge del Decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, considerato un preoccupante attacco generalizzato ai diritti e alle libertà di tutti e tutte. Di seguito i punti della piattaforma approvata e l’appello a tutte le realtà sociali e politiche, ai cittadine e alle cittadine di aderire e partecipare. Nei prossimi giorni verranno definiti orari e percorso della manifestazione.

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.

 

10 NOVEMBRE, MANIFESTAZIONE NAZIONALE: Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini

ORE 14 PIAZZA DELLA REPUBBLICA – ROMA

È il momento di reagire, mobilitarsi e unirsi contro gli attacchi del governo, a cui Minniti ha aperto la strada, contro l’escalation razzista e il decreto Salvini che attacca la libertà di tutte e tutti.

– Per il ritiro immediato del Decreto immigrazione e sicurezza varato dal governo. NO al disegno di legge Pillon.

– Accoglienza e regolarizzazione per tutti e tutte.

– Solidarietà e libertà per Mimmo Lucano! Giù le mani da Riace e dalle ONG.

– Contro l’esclusione sociale.

– No ai respingimenti, alle espulsioni, agli sgomberi.

– Contro il razzismo dilagante, la minaccia fascista, la violenza sulle donne, l’omofobia e ogni tipo di discriminazione.

Per queste ragioni convochiamo una MANIFESTAZIONE NAZIONALE pacifica, solidale, accogliente e plurale per sabato 10 novembre a Roma.

#indivisibili
#10novembre
#NoDLSalvini

Piattaforma approvata dall’assemblea antirazzista del 14 ottobre a Roma

Per adesioni e informazioni: 10novembre18@gmail.com

 

 

 

10 novembre 2018: Mobilitazione generale contro il Ddl Pillon

SCuP! Sport Cultura Popolare aderisce alla mobilitazione generale contro il Ddl Pillon

(fonte: pagina ufficiale della mobilitazione)

(qui il link all’evento fb relativo alla mobilitazione a Roma

Il Disegno di legge Pillon è una proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni. Il 10 novembre saremo in piazza in tutte le città d’Italia con la rete dei Centri anti-violenza per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell’insubordinazione femminista e transfemminista.

Il DdL Pillon segnala una direzione molto chiara che questo governo intende prendere: offrire un modello di società fondato sulla famiglia patriarcale e assicurarla attraverso l’intervento dello Stato, attaccando direttamente l’autodeterminazione delle donne che la mettono in questione. Si presenta così come un violento strumento di disciplinamento e di imposizione di ruoli e gerarchie di genere, mirante a contrastare qualsiasi idea di relazione che rifiuti il modello patriarcale.

Se il DdL Pillon sarà approvato:

  • Sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento.
  • La «bigenitorialità», così come intesa nella proposta di legge, non favorirà una condivisione della cura in base alle possibilità e ai desideri di entrambi i genitori, ma imporrà una rigida spartizione del tempo da passare con figli e figlie, che dovranno sottostare al «piano genitoriale» redatto dal «mediatore familiare». A bambini e bambine non viene così riconosciuta alcuna possibilità di scelta o diritto di espressione.
  • Pur invocando l’uguaglianza della «responsabilità genitoriale», la proposta di legge non cerca di cancellare gli squilibri esistenti nella cura dei figli e nel lavoro produttivo e riproduttivo, ma al contrario li alimenta. L’assegno di mantenimento verrà abolito: chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica e povertà – quasi sempre le donne – sarà sottoposta a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà.
  • Finché la violenza domestica non è «comprovata» (come dice la proposta, senza ulteriori chiarimenti), bambini e bambine saranno costretti ad avere rapporti con il padre violento e una donna che denuncia la violenza subita dal marito, sarà facilmente sospettata di manipolare i figli contro il padre, rischiando di perdere la «responsabilità genitoriale».
  • La scelta di libertà sarà resa ancora più pesante per le donne migranti il cui permesso di soggiorno è legato a quello dei mariti e sarà per tutte e tutti fortemente limitata da un sistema di welfare fortemente familistico e fondato sul matrimonio.

L’intento dichiarato del senatore Pillon – membro e promotore del gruppo parlamentare Vita Famiglia e Libertà – nel presentare il Disegno di Legge in questione è quello di svuotare di efficacia l’istituto del divorzio. Il Disegno di Legge del senatore leghista riconduce le «responsabilità genitoriali» alla sola famiglia eterosessuale mononucleare, modellando sul contratto matrimoniale e su vincoli «di sangue» l’unica forma legittima di relazione fondativa dei legami sociali, laddove nei fatti le pratiche di convivenza, crescita di figli e scelta di non averne, vanno già oltre contraddicendo apertamente questo modello.

L’approvazione di questo DdL inasprirà un quadro sociale esasperato dal welfare familistico e da anni di politiche di austerity e privatizzazione, ricadute principalmente sulle spalle delle donne: un terzo delle madri sole con minori (quasi 1 milione) vivono a rischio di povertà o esclusione sociale; molti genitori separati affrontano crescenti difficoltà nell’accesso ai servizi medico-sanitari, abitativi, scolastici ed extrascolastici; il 30% delle donne sono costrette a lasciare il lavoro dopo aver avuto il primo figlio, rinunciando così a un proprio reddito; il congedo obbligatorio di paternità, precedentemente previsto per 4 giorni, è prossimo all’abolizione.

Il DdL Pillon considera la violenza come un modo legittimo di garantire l’«equilibrio familiare» e si pone in continuità con il Decreto Salvini, per il quale – fra l’altro – gli stupri subiti dalle donne migranti durante il viaggio non sono più considerati ragione per concedere un permesso di soggiorno. Questo governo sta attaccando per prime donne e migranti perché rifiutano di abbassare la testa e, con una violenza inaudita, segue il cammino tracciato dal governo precedente, che gli ha aperto la strada con il «Piano nazionale per la fertilità» e il decreto Minniti.

Il 10 novembre porteremo ancora una volta in piazza il nostro stato di agitazione permanente, che è una continua lotta di liberazione.

Ci saremo con la forza globale delle donne e delle soggettività LGBTQI+ che, contro tutti gli ostacoli e in ogni parte del mondo, rifiutano la violenza domestica e l’oppressione familiare e praticano la libertà sessuale contro i ruoli e le gerarchie di genere.

Ci saremo perché non accettiamo gli attacchi ripetuti alla libertà di abortire, che cercano di imporci ancora una volta quei ruoli e quelle gerarchie.

Ci saremo per rivendicare la nostra libertà di scegliere come e con chi avere relazioni, essere o non essere genitori, convivere, nella piena possibilità di autodeterminarci e autogestire i nostri affetti e l’organizzazione dei nostri tempi di vita.

Ci saremo perché non accettiamo di essere subordinate e sfruttate in cambio di pochi spiccioli e pretendiamo un reddito di autodeterminazione universale e incondizionato, senza vincoli morali e di cittadinanza, che non ci obblighi a lavorare gratuitamente o per un salario misero e ci permetta di sottrarci al ricatto quotidiano della dipendenza economica, della violenza domestica e della precarietà.

Ci saremo perché pretendiamo un permesso di soggiorno europeo incondizionato, svincolato da lavoro, reddito e matrimonio, perché sappiamo che la libertà di movimento praticata ogni giorno dalle migranti e dai migranti è la condizione della nostra libertà.

Ci saremo, e sarà soltanto un altro passo della nostra agitazione permanente, verso la manifestazione nazionale del 24 novembre e lo sciopero femminista globale dell’8 marzo.

La parola d’ordine Non una di meno! È il nostro grido di liberazione, una scintilla globale che in ogni parte del mondo accende un fuoco di insubordinazione.

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Non una di meno in mobilitazione. Un elenco delle città in aggiornamento:

BariBergamoBolognaBresciaBrindisiFerraraFirenzeGenovaLivornoLuccaMantovaMassaMilanoNapoliPadovaPaviaPerugiaPisaRavennaReggio CalabriaRiminiRomaSienaSud PontinoTorinoTrentoTriesteVeneziaVerona confluirà a Padova.

Diffondiamo La città delle donne!

Diffondiamo La città delle donne!

In occasione della manifestazione del #24novembre abbiamo deciso di stampare e diffondere #LaCittàDelleDonne!

Partecipa al crowfounding!

Una mappa di tutte e per tutta la città, uno strumento utile per far conoscere gli spazi che a Roma sono gestiti e rivolti alle donne. Una mappa dei luoghi che offrono ascolto, protezione, accoglienza, che avviano percorsi di autodeterminazione: dai Centri Anti Violenza ai luoghi di cultura, dai consultori ai collettivi femministi, dai servizi socio-sanitari agli sportelli legali. Una mappa per rendere visibili e contribuire a mettere in rete tutte quelle esperienze che operano per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne, mostrando anche come molti di questi spazi, nati per rispondere ad un vuoto istituzionale, sono oggi sotto attacco e rischiano di chiudere, in una città già segnata dalla carenza di luoghi dedicati alle donne. Una mappa aperta e collaborativa, per ridisegnare e progettare insieme la città, dando spazio ai bisogni, alle necessità e ai desideri delle donne. Tramite questo crowdfunding stiamo raccogliendo i fondi per la stampa e naturalmente, più donazioni ci saranno, più copie potremmo distribuire!

La mappa virtuale

A questo link è consultabile la mappa virtuale: http://bit.ly/MappaCittàDelleDonne

La città delle donne è ideata per essere una mappa aperta e collaborativa : contribuisci ad ampliare e migliorare la mappatura inviandoci le tue segnalazioni alla mail info@reter.org o attraverso il ReTerWiki: https://wiki.reter.info/territorio:donne

La mappa ad oggi è stata realizzata dal collettivo ReTer – Reti e territorio, in collaborazione con Scup! Sport e Cultura Popolare, Lucha Y Siesta Alt! Giornale Partecipato.

Il progetto ReTer

ReTer è un esperimento di cartografia critica e collaborativa in costruzione che ha tra i proprio obiettivi quello di facilitare l’incontro in un ambiente condiviso, indipendente e non profit delle azioni isolate di mappatura attive in rete e sul territorio. Un network territoriale di associazioni, comitati, enti locali, dipartimenti e laboratori universitari che siano già attivi in questo ambito o dotati di strumenti e banche dati utili. 
Riteniamo che sia importante liberare spazi della rete attraverso infrastrutture e servizi indipendenti e autogestiti operando fuori da dinamiche e interessi commerciali nella tutela dei diritti di libertà di comunicazione e di espressione, di tutela della privacy e dell’anonimato, nella salvaguardia dei digital commons, i beni comuni digitali, affinché rimangano risorse non del mercato o del governo ma delle persone.