Lavoriamo per fare comunità

da ComuneInfo

In quest’estate lugubre di decreti sicurezza e crisi di governo, Scup va controcorrente, e una volta tanto non piange ma festeggia: dopo quattro occupazioni e due sgomberi, il progetto di Sport e Cultura Popolare nato a via Nola 5 ha finalmente trovato un riconoscimento formale, ottenendo il comodato d’uso gratuito dello stabile di proprietà RFI di via della Stazione Tuscolana dove attualmente si trova. E non solo: a fine luglio la proprietà ha avviato il cantiere di bonifica del tetto in amianto, un problema di salute pubblica molto sentito dagli abitanti della zona e a lungo rimandato.

Tutte ottime notizie, si direbbe. Eppure. Eppure abbiamo quella strana attitudine a non riuscire ad accontentarci se attorno a noi c’è qualcuno che soffre. E forse è per questa nostra caratteristica, questo tratto antropologico che ci limita nel godere del momento, che facciamo fatica a celebrare un risultato importante, tanto più per un piccolo gruppo di persone che ha dedicato tempo e energie ad un progetto collettivo, portando il peso di una sfida piena di insidie senza nessuna garanzia del risultato – com’è sempre in questi casi.

Veder legittimata la nostra azione politica di rivendicazione, attraverso la pratica dell’occupazione di uno spazio abbandonato è stato un risultato importante, in uno scenario cittadino in cui questa stessa pratica viene attaccata e messa sotto accusa, sotto sfratto, sotto sgombero, quale che sia il suo valore sociale e la sua utilità per il tessuto urbano nella quale si è radicata ed è fiorita negli anni. Nel nostro caso né il Comune, né il Municipio VII, né l’azienda RFI hanno trovato argomenti contro la bontà del progetto, riconoscendo implicitamente come legittima l’azione di rottura che ha portato all’occupazione – peraltro nata da un corteo di solidarietà dopo il precedente sgombero.

Ma questo risultato è allo stesso tempo angusto per un’esperienza multiforme come la nostra, e la forme giuridiche del comodato d’uso a scadenza e dell’associazione di promozione sociale chiaramente non bastano a contenere un progetto come Scup – che è mutualistico, sportivo, politico, sociale, culturale e cooperativo insieme.

Una politica, quella di RFI, che, nonostante le sue grosse criticità, è certo più definita di quella confusa con cui la città di Roma ha normato nel corso delle diverse amministrazioni questo tipo di esperienze, che in alcuni casi hanno una storia pluridecennale. Esperienze che hanno riqualificato, tenuto in vita e rigenerato spazi altrimenti abbandonati, creando in molti casi realtà solide e vitali, laboratori, esperimenti, hub di partecipazione e servizi, migliorando i territori in cui si sono inserite, e a cui oggi si chiedono affitti, risarcimenti, e ovviamente lo sgombero dei locali. Si potrebbe pensare che il problema di questi spazi sia la legalità, la linea di confine tra lecito e illecito, ma  sarebbe andare fuori strada: persino l’attivismo civico, oggi, risulta appesantito da costi e trafile burocratiche, e a prendersi cura di una fazzoletto di verde o a spalare l’immondizia davanti il portone di casa si rischiano multe salate.

Ma a chi, a cosa serve questa benedetta e restaurata legalità? Dopo uno sgombero, nella stragrande maggioranza dei casi, l’immobile un tempo occupato resta vuoto per anni. Marcisce, decade, va in rovina. Per certi versi, si accoda al destino di Roma, città delle rovine e degli immobili abbandonati, che si tratti di vecchie strutture pubbliche o di enti che così gestiscono il loro patrimonio, o di complessi industriali e agricoli ormai in disuso, o di immobili di grandi e piccole società private, che ne traggono un vantaggio economico anche tenendoli vuoti nel meccanismo di rendita e speculazione finanziaria.

Ma le aree abbandonate e in disuso generano desolazione e sconforto, il famoso degrado – che altro poi non è se non solitudine, isolamento, inattività, le lenta morte del tessuto urbano definita  “sicurezza”. In questo caso, come nei problemi di natura ambientale (il tetto in amianto, ma anche la discarica, l’aeroporto, e così via), o nella mancanza di trasporti e servizi, l’uso della proprietà pubblica e privata risulta lesivo dei diritti fondamentali degli abitanti del territorio – tra i quali, è bene ricordarlo, rientra lo stesso diritto ad un’abitazione degna, ostacolato dal mercato e dalle politiche abitative pubbliche, che spinge le realtà dei movimenti per l’abitare a riempire i palazzi vuoti per soddisfare questo diritto.

È sulla base di questo ragionamento che si è avviato negli scorsi anni un dibattito sull’utilità sociale, sull’uso civico e sugli articoli 42 e 43 della Costituzione, che delineano i limiti che sono da imporsi alla proprietà privata. E di esempi in cui l’interesse privato ha prodotto pochi benefici e per pochi, e tante conseguenze dannose per tanti è purtroppo piena la nostra storia; la politica assiste a questi affari – in molti casi agevola, in alcuni lucra – e non è quasi mai in grado di appoggiare chi si mobilita per rivendicare quei diritti, mentre è costante la regressione di tutto ciò che è servizio pubblico.

Fortunatamente, nel micro avvengono tante piccole vittorie, ci sono laboratori urbani e territoriali, si attivano meccanismi di contrasto e costruzione di pratiche, di resistenza e alternativa.
È un mondo che conosciamo a Roma e in altri territori in Italia – uno su tutti, confermato in questo luglio, quello della ValSusa dei No Tav. E anche fuori dall’Italia, perché sono dinamiche presenti a tutte le latitudini, problemi che non hanno confini: come le merci che si muovono da un continente all’altro e ci raccontano delle contraddizioni che hanno come denominatore comune lo sfruttamento, l’interesse egoistico e prevaricatore che ammala e uccide vite, territori e ambienti.

Lo sfruttamento urbanistico è parte di questo sfruttamento generale. Eppure non saremmo completamente inermi: avremmo già diversi strumenti da poter applicare. Oltre ai già citati articoli della Costituzione si potrebbero mettere in campo azioni requisitorie per emergenze di ordine pubblico e pubblica sicurezza, per dare un tetto alle decine di migliaia di sfollati – tanti quanti sono gli sfratti per morosità incolpevole e richieste di casa popolare mai accolte – per mettere così, senza scuse, in primo piano, con tutta la sua drammaticità, la questione abitativa.

Ma nessun pezzo dello Stato lo fa, in nessun forma, che sia dissuasiva o incentiva con politiche fiscali, che sia amministrativa, che sia di investimenti pubblici; l’unica formula è quella del non esserci, di tagliare. E quando c’è, c’è solo per essere debole con i forti e forte con i deboli, e incrementare, a colpi di decreti, le armi a disposizione per aumentare la repressione del dissenso. Non ci si pensa due volte a manganellare un presidio, contro una discarica o contro un licenziamento di massa; ma ci si guarda bene dallo scagliarsi con la stessa violenza contro gli atti criminali di persone potenti.

Così, se ci è chiaro che questa vittoria a via della Stazione Tuscolana è importante, non possiamo non leggere in essa il fallimento della politica istituzionale, e il fatto che come cittadini siamo soli nell’affrontare un quadro generale ben più complesso, dove sono indispensabili organizzazione, coraggio, partecipazione, mutualismo, cooperazione, moltiplicazione e messa in comune delle esperienze. Speriamo che la nostra vicenda sia da stimolo ad altri territori per attaccare il patrimonio inutilizzato di aziende ed enti che magari prevedono una politica di comodato. Siamo certi però, che nel momento in cui ci sarà un contrasto con gli interessi dell’azienda, molto difficilmente avremo lo Stato e l’amministrazione dalla nostra parte.

E quindi lavoreremo per essere una comunità sempre più ampia e sempre più intrecciata al territorio a cui si relaziona. Non possiamo non vedere che alla politica degli sgomberi bisogna sostituire un ragionamento per inquadrare in maniera virtuosa le esperienze positive ed elaborare un quadro normativo che favorisca gli slanci di collaborazione, di attivazione verso il patrimonio in disuso, per il quale le forme attuali di gestione amministrativa sono insufficienti e inadeguate, e spesso scollegate dalla realtà.

Bisogna colmare l’insufficienza della politica partitica e delle istituzioni amministrative, questo vuoto che si sta scavando tra i principi enunciati in Costituzione e la tragicità di una società attraversata da malessere, da violenza e sopraffazione. E riconoscerci in questo, riconoscere di avere uno spazio – tanti spazi, in realtà – che possono raccogliere e far maturare questi slanci. E organizzarsi, coltivare umanità e relazioni, per avere un paese aperto, luoghi aperti, porti aperti, parchi aperti, e chiudere il capitolo nero che stiamo vivendo.

Coltiviamoci! Cultura come liberazione

Coltiviamoci! Open Talk di ALT Giornale Partecipato a SCUP

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura come liberazione e…

Riprendiamo il filo di pensieri disseminato con il walkabout 25 Aprile – La cultura della Liberazione

OpenTalk condotto da Carlo Infante e Stefano Simoncini
con Paolo Ramundo, Peppe Allegri, Chiara Franceschini e altri partecipanti attivi. Uno dei nodi sarà il rapporto tra Memoria e Mutazione.

Una conferenza spettacolo con screening video, per un ragionamento dinamico e partecipato infarcito di estratti video che faranno riferimento a quelle espressioni creative del Movimento del 68 (gli “Uccelli”), del 77 (gli “Indiani Metropolitani”), del 90 (“La Pantera” da 20’37) e quel grande fenomeno che sotto la definizione di Estate Romana (docu di Rai Educational da 8’06) dimostrò come la cultura potesse impattare con la vita della città.

Una delle idee portanti dell’Open Talk sarà quella di associare la parola cultura ad alcuni concetti cardine, a partire da quello di liberazione, associandolo alla cultura antifascista che il 25 aprile ha sancito uno dei momenti più importanti della storia d’Italia. Declinando la parola liberazione anche alla condizione di emancipazione progressiva che comporta una sensibilità libertaria. Altri concetti sono popolare e per altri aspetti pop… Seguendo un approccio decisamente rivolto alle dinamiche evolutive che sarebbe banale definire mode…

Documentari e video che saranno proiettati:
1968 – Gli uccelli. Un assalto al cielo mai raccontato, di Silvio Montanaro e Gianni Ramacciotti
Indiani metropolitani ironia e creatività nel movimento del ’77, da un’idea di Pablo Echaurren, scritto da Claudia Salaris, diretto da Antonella Sgambati, Tg1 speciale del 06/08/2017
Movimento della Pantera – 1990, a cura di Nando Simeone e Alessio Aringoli
Meraviglioso Urbano: Trent’anni di Estate Romana, di Maurizio Malabruzzi e Giada Petrone, 2007, Rai Educational La Storia siamo Noi di Giovanni Minoli

 

Presentazione del libro ‘Considerare la crisi come arte di governo’

Continuano le presentazioni ed i confronti a Scup.
Parleremo del libro “Crisi come arte di governo”, ed. Quodlibet, con l’autore Dario Gentili e Gaia Benzi della Redazione Jacobin Italia.

La crisi domina il passaggio d’epoca che stiamo vivendo. È in crisi l’economia, ma sono in crisi anche la politica, almeno per come l’abbiamo conosciuta nel secolo scorso, e le nostre stesse esistenze individuali, rese vulnerabili dalle oscillazioni del mercato del lavoro e dal disfarsi dei legami sociali e politici ereditati dalla modernità. Eppure, contrariamente a quanto una certa tradizione vorrebbe indurci a pensare, questa crisi non passa: sembra permanente, senza vie d’uscita e senza alternative. Ricostruendo una genealogia politica del termine che spazia dal mondo greco all’odierno neoliberalismo, questo libro intende dimostrare che la krisis, nel suo significato di «decisione» tra rivoluzione e conservazione, è una peculiarità dell’epoca moderna, mentre, in origine come oggi, il concetto di «crisi» si è dimostrato uno fra i più efficaci strumenti di disciplinamento sociale, di amministrazione dell’ordine. Il percorso analitico dell’autore, che si snoda da Platone ad Hayek, dalla scienza giuridica e medica dell’antichità fino all’attuale tecnocrazia, passando per le «armi della critica» di Marx e Gramsci, giunge infine, con Benjamin e Foucault, a individuare nella precarietà come arte di governo la «forma di vita» propria della crisi. Ma non elude la più pragmatica delle domande: «Come riaprire il campo delle alternative politiche?».

Dario Gentili insegna Filosofia morale presso l’Università Roma Tre. Ha pubblicato le monografie: Il tempo della storia. Le tesi “sul concetto di storia” di Walter Benjamin (Guida, Napoli 2002); Topografie politiche. Spazio urbano, cittadinanza, confini in Walter Benjamin e Jacques Derrida (Quodlibet, 2009); Italian Theory. Dall’operaismo alla biopolitica (il Mulino, 2012).

A seguire cena a cura dell’ Hostaria Agli Scuppiatti

Fish & Beats ft. La Reina Del Fomento – Ogni venerdì cena di pesce e note musicali di gusto


Questa settimana torna a trovarci La Reina Del Fomento [MESTIZO – CUMBIA-LATIN-BALKANBEATZ-ELECTROTROPICAL- WORLD/FIESTA ]
Voce e chitarra dei Los3Saltos, la missione del suo dj set è nel nome.
Con la djette più fomentosa della capitale è impossibile star fermi sul posto.
La sua è una ricerca musicale accuratamente selezionata che spazia veloce da un punto cardinale del globo all’altro, sorvolando tutto ciò che è commerciale e offrendo una silecta completamente nuova e geneticamente fresca che ammicca alla voglia che le vostre gambe hanno di muoversi e ballare!

Il Fish&Beat è: una buona cena di pesce, un bicchiere di vino attorno a un tavolo e della buona musica non sono un lusso.
Un’appuntamento settimanale per alimentare l’autofinanziamento per la (interminabile 🙂 ) opera di ristrutturazione degli spazi, ma senza entrare in logiche commerciali, un poco alla volta ogni settimana.
L’accesso è gratuito anche nel post cena (a meno che non ci siano concerti o ospiti), in cui si alternano alla consolle ospiti Masterchef, per dj set in cui ascoltare, ballare, e conoscere buona musica, e stimolare curiosità verso nuove sonorità.
La nostra ambizione è nei prossimi mesi, completare la ristrutturazione degli spazi, e dotarli di una sala adeguata per ospitare prove, spettacoli e concerti.

Ogni venerdì dalle h 19 le note musicali per palati eclettici, a cura di Mondo Groove Barricade, la nostra non-crew di non-dj, accompagneranno i piatti a base di pesce a cura dell’ Hostaria Agli Scuppiatti.

Afro Carnival Edition – Fish & Beat ft. The Busy Twist [uk]

Speciale edizione di Carnevale per il consueto appuntamento del venerdì con il Fish & Beat.

Per la prima volta a Roma, The Busy Twist, della scuderia della Soundway Records, powered by Tips – Radio, Events & Management.

In occasione del Carnevale, la serata Fish & Beats di venerdì 9 febbraio, promossa da Scup Sportculturapopolare diventa una festa dedicata all’Africa e alle contaminazioni musicali.

Ospiti in consolle il duo The Busy Twist, prodotti dall’attivissima etichetta inglese Soundway Records, con il suo entusiasmante carico di ritmi africani conditi con l’elettronica made in uk.

LINE UP
From 19:00 till’ late

THE BUSY TWIST dj set

Opening/Closing Act: JUNGLA EST Ant aka A-Tweed & MONDO CANE – World Wild Beatz] live/dj set – electro afro tropical psychedelia from Pigneto

 

The Busy Twist è un duo di DJ/Producer originari di Londra, il cui sound è incentrato sul ricongiungimento dei punti in comune fra musica Afro, Latin e UK Bass, sviluppando un concetto musicale che va ben oltre la fusione dei tre generi citati ma presenta una straordinaria e genuina capacità di “crossover”.


Il loro EP di debutto “Friday Night” è uscito per l’etichetta di culto Soundway Records e pone infatti in evidenza la forte riduzione del gap fra la scena musicale londinese e quella ghanese, attraverso lo sforzo di catturare la vivacità e il calore di entrambe le culture.
Oltre le rive dell’Africa occidentale, nella loro musica è sempre più presente la risonanza delle radici colombiane, in un legame sviluppato dopo una serie di viaggi nel paese negli ultimi anni e promosso con delle eccellenti produzioni insieme alla gente del posto e dall’incontro con artisti come Nidia Gongora e Chongo de Colombia.
Il progetto The Busy Twist nel frattempo continua ad inanellare una serie di remix per Palenque Records, Systema Solar e Ghetto Kumbé, e nel 2018 è previsto un gran numero di uscite originali.
Non vi è alcun dubbio che in un futuro non troppo distante troverete i Busy Twist che scaldano le temperature delle piste da ballo di tutto il mondo oltre la soglia consentita!
LINK:
https://www.facebook.com/TheBusyTwist/
soundcloud.com/thebusytwist
https://www.youtube.com/watch?v=j-OPl2CpD-I
https://www.youtube.com/watch?v=nKzLFBi5emo

Ogni venerdì a Scup – Sport e Cultura Popolare, lo spazio polifunzionale nato nel maggio del 2015 con l’occupazione degli stabili abbandonati di via della Stazione Tuscolana 84, trovate un menu di pesce a prezzi popolari e note musicali di gusto a cura dei dj che si alternano alla consolle. L’iniziativa, nata in collaborazione e sostegno all’Osteria del csoa Corto Circuito, è ora diventata un appuntamento settimanale, occasione per chi frequenta i corsi di sport durante la settimana o per chi non lo conosce ancora, per iniziare il w.e. all’insegna della convivialità, del buon cibo e del buon vino, e della buona musica, in una formula accessibile a tutti.

Dear Max: Jazz 4tet Conti Figliola Florio Sciommeri

DEAR MAX – Caro Massimo Urbani

Nuovo appuntamento con le sessions jazz a Scup.
Si tratta di una dedica, più che un tributo, alla genialità di Massimo Urbani, sassofonista e indimenticabile interprete del jazz in Italia.
Scomparso il 24 giugno del 1993, Massimo Urbani ha lasciato in eredità la sua passione per la musica, ed è rimasto fonte di ispirazione per tanti colleghi e musicisti per la sua sensibilità e capacità interpretativa al sax.
In questo ciclo di appuntamenti che si avvalgono della collaborazione conGianluca Figliola, abbiamo pensato avesse senso, per l’approccio che seguiamo, riferirsi a Massimo e dedicargli questa session.

h 22 – Jazz 4tet

Carlo Conti – sax
Gianluca Figliola – chitarra
Vincenzo Florio – contrabbasso
Armando Sciommeri – batteria

Special guest: Tony Formichella (sax tenore)

Dalle h 20 si può cenare all’ Hostaria Agli Scuppiatti.
Per il concerto, indichiamo un contributo all’ingresso di 5 euro, ma non saranno limite per nessuno per entrare.

Qua trovate una playlist con alcuni brani dei musicisti di questa session:

Fish & Beats ft. Tommy The Rebel – ogni venerdì cena di pesce e note musicali di gusto

Per questo appuntamento, ospite in consolle Tommy The Rebel aka Dj Choice

https://soundcloud.com/djrebel-1
Il Fish&Beat è: una buona cena di pesce, un bicchiere di vino attorno a un tavolo e della buona musica non sono un lusso.
Un’appuntamento settimanale per alimentare l’autofinanziamento per la (interminabile 🙂 ) opera di ristrutturazione degli spazi, ma senza entrare in logiche commerciali, un poco alla volta ogni settimana.
L’accesso è gratuito anche nel post cena (a meno che non ci siano concerti o ospiti), in cui si alternano alla consolle ospiti Masterchef, per dj set in cui ascoltare, ballare, e conoscere buona musica, e stimolare curiosità verso nuove sonorità.
La nostra ambizione è nei prossimi mesi, completare la ristrutturazione degli spazi, e dotarli di una sala adeguata per ospitare prove, spettacoli e concerti.

Ogni venerdì dalle h 19 le note musicali per palati eclettici, a cura di Mondo Groove Barricade, la nostra non-crew di non-dj, accompagneranno i piatti a base di pesce a cura dell’ Hostaria Agli Scuppiatti.

 

Melting Pop // Domenica meticcia

Melting Pop: la domenica meticcia che riparte dal cibo e dai territori.
Una domenica aperta a tutte e tutti, un mercato solidale e conviviale, per scambiare abitudini e tradizioni, scoprire e riscoprire sapori e culture popolari.
Una domenica per dare spazio a percorsi di auto-determinazione di migranti che hanno messo in campo progetti partecipativi ed inclusivi, per raccontarne i percorsi ed avviarne di nuovi, condividere metodi e mettere in condivisione pratiche e competenze.
A Scup cerchiamo di declinare il cibo come fattore sociale – ne abbiamo parlato nell’ultimo numero di ALT giornale partecipato – che abbia come esito la diffusione di una cultura solidale, rispettosa dei lavoratori e attenta alla filiera produttiva, all’ambiente e alla qualità dei prodotti.
Domenica 28 gennaio il mercato apre alle 10: tra i banchi gli ortaggi e lo yogurt di Barikamà; la sartoria Karalo’ e la serigrafia migrante Jà. Alle 12 corso di cucina senegalese e pranzo a cura del Baobab Street Food. Si prosegue la giornata con un’assemblea aperta di Scup.
Vi aspettiamo!

Ore 10:00 Apertura del mercato
Ore 11:00 Presentazione del progetto Barikamà e della mappa “Per una nuova filiera alimentare nel VII municipio” realizzata da ReTer
Ore 12:00 Corso di cucina senegalese
Ore 13:00 Pranzo senegalese a cura di Baobab Street Food / Catering(pranzo: 5€, corso + pranzo: 8€)
Ore 14:30 Assemblea aperta di SCUP // A che punto siamo?

Barikamà
L’Associazione di Promozione Sociale e la Cooperativa Sociale Barikamà (che in lingua Bambara’ significa Resistente) portano avanti un progetto di micro-reddito nato nel Marzo 2011 che consiste nell’inserimento sociale attraverso la produzione e vendita di yogurt ed ortaggi biologici. Il progetto è attualmente gestito da Suleman, Aboubakar, Cheikh, Sidiki, Modibo, Seydou e Ismael, ragazzi Africani che vivono a Roma, quattro dei quali dopo aver partecipato alle rivolte di Rosarno del Gennaio 2010 contro il razzismo e lo sfruttamento dei braccianti agricoli. Dalla fine del 2014, con il crescere della nostra cooperativa, abbiamo deciso di inserire nel progetto anche ragazzi italiani con la sindrome di Asperger, che è una lieve forma di autismo che non presenta ritardo cognitivo e del linguaggio e Mauro è un nostro socio. Riteniamo che l’integrazione tra questi due mondi diversi possa essere molto importante per entrambi; da un lato abbiamo un supporto informatico e grafico che è ormai diventato fondamentale per noi, e dall’altro offriamo possibilità lavorative ad un mondo che trova le sue difficoltà (tra il 76% e il 90% dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico in Europa è disoccupato), e inoltre, alcune mansioni di Barikamà possono essere molto utili a migliorare alcune difficoltà tipiche delle persone Asperger.

Karalo’ Roma
Il progetto della sartoria Karalò, che significa “sarto” in lingua mandinga, nasce a Roma dall’incontro tra richiedenti asilo di diversa nazionalità, alcuni operatori dell’accoglienza e lo spazio sociale di mutuo soccorso Communia Roma costituito da precari\e e studenti\esse. In questo spazio i ragazzi e il collettivo di Communia hanno messo in piedi un vero e proprio laboratorio di sartoria autogestito. Partendo da parole come antirazzismo, uguaglianza, autorganizzazione e mutualismo, in cui tutti sono soggetti attivi, si sviluppa naturalmente il percorso di Karalò.
Recuperare la dignità e la dimensione di esseri umani, annichilita dall’esperienza del viaggio e la lunga permanenza nei centri, sono aspetti centrali del progetto basato su un processo di inclusione sociale orizzontale intenso come scambio di storie, competenze, energie e desideri lontano dall’assistenzialismo e dal business dell’accoglienza. Sostenere queste esperienze vuol dire lottare insieme contro lo sfruttamento, il razzismo e l’esclusione sociale ed economica di chi sta cercando di riprendere in mano i fili del proprio destino.

Jà – Serigrafia Migrante
JÀ in maliano significa “colore”. Siamo un gruppo di ragazzi richiedenti asilo politico che vivono ad Ariccia e che hanno deciso di uscire dal limbo rappresentato dalla vita estraniante nel centro di accoglienza e dalla lunga attesa imposta dalla legislazione italiana ed europea per ottenere i documenti.
Grazie all’incontro con gli attivisti di Occupazioni Precari Studenti e con i ragazzi della camera oscura FZero abbiamo appena iniziato un progetto di stampa serigrafica che attraverso l’arte e l’artigianato ci consentirà di costruirci una professionalità ed un futuro lavorativo in questo paese, oltre a rompere quel velo di invisibilità posto su di noi dal sistema di accoglienza che ci isola dal resto della cittadinanza.

Baobab Street Food / Catering
La cooperativa baobab Street Food è una società d’imprenditorialità giovanile, composta da giovani di diverse nazionalità, che presenta un team di cuochi appassionati dalla loro cucina di provenienza con la razionalità (l’integrazione cominci proprio con il gusto) nell’approccio di diffusione del concetto di integrazione e di accoglienza. Insomma, un opportunità concreta per valorizzare il talento e le capacità imprenditoriali e cooperative, in special modo di migranti, evidenziando l’importanza del ruolo del cibo come animo nutrice del pianeta. Infatti, si ricercano e rielaborano piatti tradizionali di ciascuno cultura per creare proposte culinarie dal sapore diverso e integrare nuovi rete e organizzazione nazionale e internazionale. La nostro MISSION è di diffondere il gusto sano e raffinato dei prodotti tipici delle nostre territori, offrendo alcune specialità di alta qualità ad un prezzo modico, utilizzando anche ingredienti locali e naturali e biologici
con cordialità e ospitalità come da noi.

Giornata della memoria del futuro

27 Gennaio – Giornata della memoria

… ma perché “del futuro”?
Perché quando tra cento anni si rifletterà sull’olocausto dei migranti, sui lager in Libia, e sulle varie forme di segregazione e discriminazione attualmente in corso in Europa, cosa ci immaginiamo che si dirà di noi, europei di oggi? Si dirà che siamo stati ignari del massacro che si andava consumando? Che eravamo tacitamente d’accordo? O ancora che eravamo in disaccordo ma i pericoli in caso di esposizione pubblica erano troppo grandi?

Proprio per porci queste (e altre) domande, vogliamo cogliere l’occasione della giornata della memoria per riflettere non solo sul passato, ma anche e soprattutto sul futuro, su quali nuovi e terribili olocausti si stanno consumando oggi…

Ne parliamo con:

Marco Petruccioli, docente di Storia e Filosofia
Adelaide Massimi, attivista di MEDU (Medici per i diritti umani)

Nell’occasione MEDU – Medici per i Diritti Umani presenterà il progetto “Esodi”, una mappa interattiva sulle rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso l’Europa, costruita sulla base delle testimonianze raccolte dagli stessi protagonisti – http://esodi.mediciperidirittiumani.org/

E se non ci fosse più il mare? – presentazione del libro

Presentazione del libro
“E se non ci fosse più il mare?”
di Marco Bucci

Opera prima del giovane scrittore Marco Bucci, nonché esordio della casa editrice “L’Incisiva”, “E se non ci fosse più il mare?” è un libro bello, visionario e poetico, che racconta la storia di un piccolo paese alle prese con l’indicibile. Un po’ fantascienza, un po’ analisi simbolica della contemporaneità, “E se non ci fosse più il mare?” ci costringe al confronto con le piccole miserie della nostra vita quotidiana e con le grandi paure del nostro tempo, indicandoci però una via di fuga, gli strumenti del riscatto possibile.

h. 18,30
presentazione del libro con l’autore

h. 20,30
cena a cura di Cucinare con lentezza